Area archeologica San Michele Urrui

Nella strada che da Fonni porta a Lodine, su un modesto rilievo addolcito dal sole e allietato da sorgenti perenni, sorge l’area archeologica di San Michele (in sardo, Santu Micheli). La sua posizione e la particolare ricchezza delle risorse ne ha fatto uno dei luoghi più frequentati dall’uomo, con una continuità che dal Neolitico giunge sino all’Età moderna.
Non rimane traccia dei numerosi villaggi che dovevano esistere durante l’età della pietra: a testimonianza imperitura della presenza dell’uomo nel Neolitico sono però circa una decina di menhirs e di domus de janas.
I menhirs più belli si trovano all’interno della tanca Mariolu. Il primo è di forma ogivale, alto 3,4 metri e lavorato con una certa cura. Il secondo, allineato con il primo venti metri più a est, si eleva per un’altezza di 2,85 metri: la presenza di un grande foro centrale e di numerose coppelle gli è valsa la definizione di “menhir femminile” datagli dal Lilliu. Alla base della pietra è una tavola orizzontale presumibilmente utilizzata per la deposizione delle offerte alla divinità (presumibilmente la Grande Madre Terra) da parte dei fedeli.
Le due perdas fittas simboleggerebbero così i due principi (maschile e femminile) che stanno alla base della vita: nel loro protendersi verso l’alto starebbero a significare inoltre l’eterno legame tra la Terra (madre) e il Cielo (padre).
A marcare la sacralità del luogo sono, oltre ai menhirs, una decina di domus de janas scavate nel granito. Tra queste, bellissime quelle situate nei pressi della Chiesa campestre di San Michele, oggi ridotta a rudere: si tratta di quattro grotticelle scavate su un affioramento di granito, tre sul lato sud-occidentale e una su quello orientale. Tutte le tombe si presentano a camera unica preceduta da un piccolo vestibolo quadrangolare.
La presenza del tempio cristiano su un precedente luogo di culto di età preistorica, tutt’altro che casuale, sembra esprimere il tentativo, da parte della Chiesa, di riappropriarsi della sacralità del luogo.
L’occupazione dell’area durante l’età nuragica è invece testimoniata dai nuraghi situati nei pressi (nuraghe Mercuriu e nuraghe Orrui) e da due tombe, di cui una della tipologia ad allée couverte (o a “corridoio coperto”): situata all’interno di un piccolo tancato, quest’ultima presenta una camera funeraria di forma rettangolare realizzata tramite grandi lastre di granito infisse verticalmente sul terreno, originariamente chiuse da ulteriori lastroni orizzontali. Poco distante è una stele centinata in frantumi, che testimonia la presenza di una tomba di giganti che purtroppo non si è conservata.

Come arrivare

Prendere la strada statale 389 che porta da Fonni a Lodine. Arrivati al bivio per l’abitato di Lodine, a circa 30 metri, sulla sinistra, si trova una strada bianca segnalata da un cartello che conduce direttamente al sito in esame.

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